01 Settembre 2007

The dream comes true


Da Oia (click to enlarge)

Quando la luna bacia il mare,
quando la luna lascia andare
tutta la luce che ha nel cuore.

E' un posto in cui la notte non muore.
Anelim e il suo sorriso più bello
tra chiese chiuse sul golfo.

Trenta minuti da un tramonto all'altro,
trenta pensieri di pace,
vedo uno sguardo attraverso il blu.

E l'aria libera i nostri capelli
mentre ci rubano i cappelli.
Strade strettissime come acquarelli.

Quando la luna bacia le labbra
del mare, fotografie da non sciogliere,
ai bordi d'acqua di notte.

Il sole brucia i vestiti,
i muli sorridono e non si stancano.
L'aereo scivola vicino all'acqua.

E' un posto in cui la notte non muore,
le porte blu ci colorano gli occhi.
Sconfinamenti per l'infinito.
 
15 Luglio 2007

L'alba


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(...)


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08 Luglio 2007

It's the end of the world as we know it


Dalle parti di Nostalgiaplatz
fanno i fuochi artificiali
fino all'alba, con musica jazz
e una lascrima dietro gli occhiali.

Erano notti e giorni,
erano un anno fa.
Ora mi giro e guardo
il sole appannato e spento.

Era un profumo intenso,
un nuovo colore che andava
su e giù per la mia testa,
davanti alla finestra.



Suonerò. Solo play,
solo per dirti che
l'alba ti renderà
meno arrendevole.

Di strada ce n'è, percorsa
in lungo e in largo.
Da quando sei apparsa,
l'amore non è in letargo.



Strapperò a morsi le paure tristi
perché voglio sapere che tu esisti.

Avevo un pezzo di me, da darti,
dentro le nostre notti strane.
Anelim esisteva davvero
e aveva un posto nel mio cuore
che nessun altro aveva conosciuto.
E ti prendevo per mano, già,
e ti parlavo di posti incantevoli
in cui fuggire insieme nel sogno,
in cui credere in noi, per davvero.

Avevo un pezzo di me, da darti,
avevo un pezzo di mondo per te.
Anelim mi conquistava davvero
e tutto il mondo lo sa.
Occhi lucidi che continuavo a sognare
nelle mie notti senza dormire,
luci leggere da regalare
alla tua anima, senza abbagliarla.

E tu avevi una tela, una tela corrosa
dalle illusioni di sempre
e non avevi colori da usare,
non avevi un respiro da farti prestare.
E tu avevi una stella nel cuore
senza nemmeno saperlo,
che ti faceva brillare fin qui...


(credits: io, circa un anno fa)
 
07 Luglio 2007

 
21 Giugno 2007


"Nerina", di Annamaria Testa (Cowparade), click to enlarge
 
11 Giugno 2007


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31 Maggio 2007


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Chiodi su chiodi, su nodi
che non si sciolgono mai.
Chiodi su chiodi, e modi
di essere come sei.
Luci che si confondevano
con il tramonto più bello,
luci che avevo davanti
anche senza vederti mai.
Cercare un cuore gemello,
chiamarti la mia vita,
ora che c'è una ferita,
ora che scorrono lacrime qui e lì.

Chiodi su chiodi, su mille parole
spese perché ci si crede davvero,
posti fantastici dove scappare,
la parola "ti amo" affidata a un pensiero.

Luci che si mischiavano
con i riflessi sul mare in Bretagna,
e il tuo sorriso soltanto pensato
quando vederti era solo il mio sogno.
Luci che un po' tremavano
davanti all'amore che nasce da solo,
luci che piangono, adesso,
abbracciandoci mentre dal volo
cadiamo sul mare infinito,
mentre quest'aria finita ci assale
e non ci fa respirare
e ci colpisce più a fondo.

Chiodi su chiodi, su mille parole
chiare perché ci si crede davvero,
per dire "ti amo" ci basta un autunno,
per sempre ci basta un pensiero.

Una canzone per rompere il buio,
la luce spenta per il silenzio.
Lo sfondo nero di un grave peccato,
tre ore e niente, niente è passato.
Una capanna ed un letto per due,
e acque che scorrono sulle parole.
Siamo una statua stregata dal sole,
siamo una cosa soltanto, anche in due.
Luci che si schiariscono,
colori che non sbiadiscono.
La mano che non affonda,
la mano che affonda subito.

Chiodi su chiodi, su mille parole
limpide se ci si crede davvero.
C'era una scia, poi è stata una schiera
di sogni da realizzare con te.

Luci che rabbrividiscono
davanti all'amore vero,
il sole può spegnersi, sai?,
se gli si ruba il segreto.
Bagliori che ci confondono,
che ci fan stare male,
tu luna innamorata,
tu stella incatenata.
Luci che fanno forza,
luci che stanno ferme
e noi nella tempesta,
e tu davanti alla tua finestra.

Fessure intatte, su mille parole
chiare se ci si crede davvero.
Posti fantastici dove "ti amo"
è un brivido dentro il nostro pensiero.
 
20 Maggio 2007

Due parole


"Horse riding in Queenstown", di Fergus McIver @ Flickr (click to view)

Attimi di sole, attimi di sale,
uno sguardo che non guarda altrove,
ferite che ci fanno così male.


E poi il tuo sguardo dolce di mattino presto,
le persiane chiuse, non c'è luce intorno,
l'inizio di una festa.


Non è un incanto solo perché l'aria è pura,
non è soltanto che ci son chilometri
tra noi e la città.
Mi basta rivedere questo tuo sorriso vero
e la paura che mi fa tremare morirà.


Un giorno intero resterò
tra abeti altissimi e foglie al vento
e nessun silenzio riuscirà
a farmi respirare più di quanto puoi tu.


Un mare senza neanche confini,
aspettare che tu arrivi,
solo due parole ma un milione di motivi.


Attimi di luce bianca, attimi di luce nera,
la boscaglia fitta, i rami e tre cavalli,
poi di nuovo il tuo sorriso, verso sera.


Un mare senza neanche confini,
onde che raccolgono le mie parole,
solo due parole mentre ti avvicini...



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12 Maggio 2007

Chiodi a macchie


cow parade a Milano (click to enlarge)


tu scrivimi raccontami fammi vedere il mondo un po' con gli occhi tuoi,
tu scrivimi e pensami fammi restare un poco in fondo agli occhi tuoi.


Chiodi con la febbre
si staccano da soli,
modi di sognare e di staccarsi in volo.

Chiodi che si assentano
e disegnano
un'alba nuova intorno alla città.

Carte da rimescolare
o da riordinare?
Starsene in disparte oppure rimediare?

Il cielo è qui,
e che sia blu
o del colore della notte più intrigante,
è solo lui
a scrivere,
escludere o fare fermare qui il presente.

Chiodi di paura
si staccano da soli
e scrivono poesia meravigliose in volo.

Chiodi di certezze
e di dimenticanze,
modi di scoprirsi senza veli e più sicuri.

Adesso via i chiodi,
adesso via le macchie.
Le ferite andate sono perse nel tramonto.

Il cielo è qui
e che sia blu
o senza sole, nero o ghiaccio, ci sei tu.
E stare qui
è tutto ciò
che uno sognerebbe senza dirlo mai.


credits: Luca Carboni, "Le parole"
 
19 Aprile 2007


"Deep blue sky", di l.a_lia @ Flickr (click to view)

C'era una Ceres in un frigorifero, sai,
ed una Guinness nell'altro
e c'era una stanza tutta per noi
ed una storia da scrivere
a quattro mani, ed un piano
che voleva le tue mani a suonarlo,
c'era il respiro che avevi quel giorno...

C'eran due stelle e una luna, e una foto
le racchiudeva in un videomessaggio,
c'erano posti lontani da scegliere
- forse anche un sogno nel nostro passaggio.
C'era una camera grande, accogliente,
stava aspettando che la dipingessi.
E c'era un cucciolo da nominare,
stava aspettando che lo accarezzassi.
C'era un pensiero superficiale,
c'era un timore da allontanare
ed una stella, fuori, da sorvegliare,
non era vero che la notte muore.

C'era un aereo per Londra a aspettarci
ed un bisogno di correre via,
c'era un coriandolo a cui assomigliare
ed una fotografia da strappare.
C'era un biglietto un po' spiegazzato,
dentro un cassetto, di legno avariato:
"colare a picco nel buio profondo,
volare sopra il tuo mondo,
ridere forte per i tuoi successi,
piangere insieme a te
quando sei troppo giù di giri,
anche se non mi vedi"...

 
08 Aprile 2007


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La lacrima sugli occhi
scende con il vento.
Aspetto che si blocchi
ma il fuoco è troppo lento.

Le voci si rincorrono,
forse è più normale
se restano leggere,
così non fanno male.

Ma le emozioni intense
non cadono nel vuoto,
non lasciano uno spazio
per una fuga ignota.

Le lacrime che vedo
in te quando respiri
le raccoglierei in un bacio
per non fartele sentire.

E c'è un profumo nuovo
ogni giorno, buono
come la prima sera
che toccavo la tua mano.

E il tuo sorriso empatico,
i tuoi occhi chiusi,
i colori dell'inverno
(il nostro inverno) qui diffusi.

Adesso scende il giorno,
adesso dormirai.
Entro dolcemente
in ciò che sognerai.

Entri lentamente
nei sogni che farò,
in quelli ad occhi aperti
ci sei già da un po'.
 
01 Aprile 2007


"Sul tetto", di Mauz @ Flickr (click to view)

. . .


 
27 Marzo 2007

E' sera,
è il vento della primavera,
le luci ed i passanti,
e i miei passi lenti.

E' sera,
è il Duomo che ha quei colori,
il suo dolore è bianco.
La sera mi sta a fianco.

Una stella bianca un po' diversa,
una giacca chiara che attraversa
e corre senza che la veda,
e corre perché la riveda.

Un abbraccio caldo mi cattura,
come quando passa la paura.
Un abbraccio e un altro, un altro ancora,
finché questa notte ci divora.

E' sera,
è Milano e scorre via,
brucia di malinconia.
E' una strada che sa di magia.

E' sera,
è il vento che c'è a primavera,
è la voce che mi cattura
come quando passa la paura.
 
24 Marzo 2007

Adesso
ADESSO guardami,
la voce non mi trema quasi più.
L'angelo è caduto,
anche per lui la notte era così blu.
Non parlerò di sogni,
né di città lontane a cui aspirare.
Il vento freddo non è più poesia,
se guardo strade che non parlano
e non so quale attraversare.

Il buio è di una stella che va via
ed una Guinness tiene compagnia
ruotando nella mano come un giogo.
Il Duomo è così pallido che quasi
quasi potrei scagliargli indietro un foglio
per dimenticarmi quelle frasi.

Le ali non si spezzano se restano legate
a doppio filo come angelicate.
Ma adesso sono un po' piegate
come se le stelle di tutto il cielo
cadendo le avessero sgretolate.

Il vento freddo non è più poesia,
se parlo con le strade che so a memoria
e neanche questo fa da anestesia.

Ed una porta chiusa dietro di me,
le scale che si scendono da sole.
Verrebbe voglia di aspettare giù
fin quando sorgerà di nuovo il sole.

Profumo di dolore avevo accanto,
e tutto quello che per me
era dettato solo dall'incanto
andava a naufragare in un perché
difficile da rendere con gli occhi
e da dimostrare.

Silenzio intorno, niente musica.
La voce non mi torna quasi più.
Nel vortice delle parole in blu
mi chiedo a cosa serva una corazza
se a indossarla è una ragazza
per cui darei la vita e anche di più.

Adesso
ADESSO guardami,
e dimmi se oltre il fuoco e la ferita
e il graffio e il segno di una
finestra chiusa e di un quarto di luna,
se oltre la tua porta che si chiude,
se oltre un angelo che quasi cade
percepisci un'altra spiegazione,
il segno di una cura inconfondibile.

Adesso ascolta il senso
(per come possono parlarsi cuori infranti)
e guarda qui, al mio amore immenso
e alla mia necessità di amarti sempre meglio...
 
09 Marzo 2007

Il suono dell'acqua
la voce delle piante

finalmente con te
come volevo e aspettavo da tempo

perché quello è il mio rifugio da anni
e da mesi anche tuo
e da ieri è anche nostro

finalmente
come volevo e aspettavo da tempo.
 
03 Marzo 2007


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(Il sole. Senza che lo si veda, c'è. C'è sempre. E la sua magia è la tavolozza che riesce a depositare su ogni materiale, su ogni distesa di cielo e di terra...).

Under construction
 
26 Febbraio 2007

Noi, Milano

  
Manifesto di
eVeline (click to read)


E perdersi tra le dune del deserto,
tra le onde in mare aperto
anche dentro questa città
e sentire che tutto si può perdonare,
che tutto è sempre uguale
cioè che tutto può cambiare.
... Sembra quasi la felicità,
sembra quasi l'anima che va,
il sogno che si mischia alla realtà.
Puoi scambiarla per tristezza ma
è solo l'anima che sa
che anche il dolore servirà.
E si ferma un attimo a consolare il pianto
di un amore ferito che non vuole morire mai.

Milano, sugli specchi di polvere, dai tram
è scura e rovinata, in bianco e nero.
Fa buio molto presto dove c'erano prati,
dove la nebbia rischiarava gli olmi.
Milano, sui giornali di fine Ottocento,
è di seppia, è più piccola. Registra
la 'mala', i primi treni, i primi fumi,
Turati e il suo salotto socialista.
Vetri sparsi in frantumi negli stabilimenti
restano adesso, a uno sguardo distratto.
Milano, senza molti complimenti,
si nasconde nel retro del suo fango a dirotto.

Ma questa è la città che ci ha visti insieme
placare onde di fine deserto
e solcare tempeste in mare aperto.
E sì, il volo finiva ben altrove:
sopra i tetti di Derry o sulle cime
di Cavehill, su in Irlanda, o verso i fari
di una terra lontana, tra gli amari
giorni in cui la distanza pareva eterna.

Eppure, la tua mano tenevo
e tengo, senza mai temere
che Milano tradisca
il nostro dolce segreto.


credits: Luca Carboni, "Malinconia"


Naviglio a Milano (click to enlarge)

Quanti giorni arresi al sole intorno,
quello vero ed invisibile.
E i ritorni sempre più vicini,
quei contorni non si sfilano.

E i sorrisi sulle labbra e i dolci
tuoi risvegli qui davanti a me
sono intrisi di emozioni e luci
e bisbigli accarezzabili.

Basta un sole a far dimenticare
ottocento e più chilometri.
Come labbra che si fanno amare,
come il vento che va via da qui.
 
17 Febbraio 2007


Porta del Duomo (click to enlarge)

 
04 Febbraio 2007


Una sera, cercando tracce (click to enlarge)

Una sera, cercando tracce,
voci mute nella mente.
Tre colori che so a memoria,
ombre mute dentro un tram.

Quattro mura che amo,
quattro sogni che non bruciano.
Ombre mute nell'attesa,
l'orologio non si spegne.

E questa è anche un po' per me, che passo
dentro e fuori dalla mia città.
E' anche un po' per me, che scrivo
e vivo il sole che ti scalderà.

E questa è anche un po' per la paura
e per i nostri quattro mesi.
E' per gli sguardi e per le sere
nelle quali non ci siamo arresi.

E questa è anche un po' per un bel sogno
e per un viaggio a volte fragile.
E' per la neve che ci sorrideva,
per la notte che ci avvolgeva.

E questa, sai, non è per ieri,
ma è per oggi e anche per domani.
Perché altrimenti cercar tracce?
Per averle come talismani?

Questa è tutta per noi due,
è una rosa senza le spine.
E' il mio sguardo che ti aspetta,
sono le mie mani vicine.
 
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